domenica 2 luglio 2017

E’ NATO UN ACRITANO DI ACRI


SUL DIRITTO ALLA SALUTE E ALLA TUTELA DEL PARTO DELLE DONNE ACRESI

Mi pregio di pubblicare per la prima volta un illuminante articolo della professoressa Angela Maria Spina, nostra concittadina impegnata da sempre nella difesa dei diritti delle donne.

Ogni donna acrese dovrebbe leggerlo e diffonderlo perchè la corretta informazione permette prima di tutto di avere consapevolezza dei propri diritti.

E’ NATO UN ACRITANO DI ACRI
di ANGELA MARIA SPINA
Acri, 01.07. 2017


 
Acri esulta, non solo perché ha un nuovo sindaco, una giunta esecutiva e una rappresentanza politica in pieno vigore, ma anche perché c’è aria di avvento, carico di attese, aspettative e banchi di prova, per quello che si spera possa essere un auspicabile nuovo corso storico nella terra dei briganti, che in questo giorno, nasce metaforicamente alla vita, anche nella notte in cui il piccolo Nicola, viene alla luce in modo rocambolesco, per pura virtù sua e della propria volenterosa madre.
Ma Acri alle sue nascite - si sa - non resta mai insensibile, e giù con foto, confetti, fiocchi, cicogne e sorrisi, per mero campanilismo a buon mercato, tutti ad esultare è nato un acritano di acri non già per offrire tripudi ed allori a medici e paramedici, che pur di calcare le scene e i prosceni del teatrino ospedaliero, svendono ed offendono al tempo stesso, nello scatto di un reportage fotografico, il diritto alla salute delle donne della locale cittadina, scambiando il frastuono della gioia per il lieto evento, con quello più rude e spigoloso del diritto alla salute.
Siamo già al terzo lieto evento con fiocco azzurro, che tanto fa gongolare i sanitari del locale pronto soccorso e del servizio del 118. Ma anziché far indignare e sollevare essi stessi, insieme ai malcapitati cittadini tutti uniti, per la vergogna di dover vedere nascere ancora nellanno domini 2017 i nostri figli e pro nipoti, sullo lettino di un pronto soccorso, in assoluta mancanza e carenza di personale specialistico o adeguata assistenza, da quando il presidio ospedaliero Beato Angelo di Acri è stato pesantemente dimensionato e contratto; a danno e per demerito di una intera comunità allo spasimo; si pensa invece a gongolarsi per un lieto evento, pur nobile ed importante per una comunità che ormai ha già abbondantemente dimensionato anche le sue nascite.
Per certi versi è sorprendente per il locale sistema sanitario, nella tendenza degli ultimi anni a voler ritornare allincudine del passato, che  si ispiri ed inviti cioè "alle cose naturali ivi compreso il parto, che possa essere ampiamente sostenuto e sponsorizzato come panacea allemergenza sanitaria in corso.
Però mi scandalizza come donna, madre e cittadina di questo sciagurato paese, tanto da ispirarmi al tema ah come si viveva bene una volta quando si stava peggio almeno si riusciva a partorire con un margine di sicurezza, che oggi è negato impunemente a tutte le donne fertili in età da parto (e sono tante) da orde di politici demolitori, che invece dovrebbero assicurare e tutelare i sacrosanti diritti anche delle donne-madri di questo territorio periferico ed isolato.
Certo ritengo sorprendente limmorale vergogna resa virtù, tutta racchiusa in una foto ricordo - che è semplicemente il risultato della disillusione- di una donna come me che, si scopre a vivere in un sol colpo unepoca oscurantista e per nulla audace come quella attuale, che invece di invitare a battersi per difendere il diritto alla salute, promulga, accetta e non sa di subire in pieno, le offese e le provocazioni, di quanti svergognati, si allineano tutti in bella mostra, nutriti e verosimilmente sani, per aver fatto poi cosa? Non si comprende bene, datosi che in una nascita ogni merito appartiene alla neo-mamma a lei sola e in fin dei conti ad ella ed al proprio bambino.
Ed io incontentabile di natura, che certo non mi accontento di stare come stiamo, so fin troppo bene che magari basta una pillola per uccidere il batterio della polmonite, così come non cerco di dare mai per scontato che se ci tolgono un dente, una puntura di anestetico è sempre meglio del vecchio caro alcol in un fazzoletto che insieme ad un buon litro di cognac fungeva da anestetico tra i denti.
Perché io sono donna, madre e cittadina, ecco perché mindigno, e chiedo altro; e laltro, si sa, non si può solo vagheggiarlo, né tanto meno inventarselo; ma è affermazione di una conquista che da donna a donna, magari conduce alla resa dei conti, per dimenare in faccia a quanti si propongono in bella mostra e si organizzano, per apparecchiare i tavoli dellaltrui successo, a proprio torna conto, per millantare le altrui prodezze ostetriche, offerte come prestazioni nel locale pronto soccorso.
Vergogna, Vergogna, Vergogna, per la folta schiera di "amanti del naturale" e del "ritorno al passato" cioè di quella parte di cittadinanza poco curante che dice e pensa così, facendo torto alle donne di Acri, alle quali implicitamente propone: signore siate le benvenute a partorire sul lettino del pronto soccorso Beato Angelo che da santo certo sindignerà almeno lui, per aver lasciato latitare gli acritani, alla rude considerazione che mi appresterò di qui a poco, a svolgere.
Del resto in un passato, non troppo lontano ma sempre vivo, si moriva come le mosche per mancate cure sanitarie e si considerava l'ultimo respiro, come l'unica fine al dolore ed alle sofferenze. Dunque per cosa ci si dovrebbe lamentare oggigiorno? Perché non ripetere allora che un antibiotico è del tutto "naturale" com'è "naturale" il fiore di un campo, se la banalità” del partorire viene ancora considerata tale, tanto da continuare ad essere sentita come un fatto troppo naturale da diventare un atto pretestuoso, per invitar le donne acritane allinsano balzo ed al ritorno al passato, che non considera ad esempio più lesa laffermazione delle future mamme senza il diritto al parto sicuro, ovvero, alla certezza di poter godere di tutta lassistenza possibile in ambiente protetto e rassicurante, affinché questo momento tanto cruciale, fosse vissuto nel modo migliore possibile, abbattendo cioè al minimo i rischi per la salute sia della partoriente che del nascituro.
In troppi infatti ignorano che il sistema sanitario nazionale deve prendersi carico della responsabilità di seguire e sostenere la gestante durante tutte le fasi che precedono e seguono il parto, ivi compresa la gravidanza e possibilmente anche lallattamento incluso, sia dal punto di vista strettamente medico che da quello psicologico e clinico.
 Dunque sono arrivata al punto: La violenza sulle donne, è anche quella di imporre a tutte noi donne un tipo di parto non sicuro, né protetto, che non prevede più come facevano le nostre nonne, che almeno sceglievano di partorire a casa - e che anche se morivano a frotte per complicanze da parto, riuscivano tutto sommato ad organizzare un margine di sicurezza e protezione a lunga gittata nel proprio letto, senza pretese alcune di emancipazione né di progresso.
Dunque perché mai per le donne di Acri, ad oggi non è dato più mai di considerare il parto come diritto e atto di giustizia, di scelta e di libertà?
Perché mai più la possibilità di poter partorire a casa, piuttosto che in sala parto, anziché in un freddo pronto soccorso, che dovrebbe essere considerato il posto migliore, per agognare di poter ritornare a partorire in sicurezza e riservatezza, piuttosto che come invece nei paesi poveri, dove vi è una mortalità materna e neonatale che rasenta la strage.
Da noi a queste latitudini, per scongiurare complicanze e rischi fin troppo evidenti, non è dato neanche di riconsiderare nemmeno la debita possibilità che il sistema sanitario possa Riorganizzare per il territorio - che non è suddito né secondo a nessuno - i propri servizi connessi alla ginecologia, dopo lo squartamento del locale presidio cittadino, che ha fatto della locale sanità carne di porco per usare un eufemismo caro agli acritani.
Abbiamo impiegato sforzi enormi e battaglie epiche, per inventare antibiotici, anestetici e per dotare il territorio di un nosocomio efficiente ed efficace ai bisogni del territorio, per scoprire che siamo stati tutti turlupinati, da quanti ci hanno catapultati allindietro del nuovo medioevo delle melasse sanitarie. Magari è solo un problema di cattiva comunicazione, perché a scrivere e saper dare bene le notizie - soprattutto quelle importanti sul dimensionamento sanitario- non basta mai, solo il volersi esprimere appellandosi ai dati; ma anche soprattutto a voler evitare falsi proclami da reality show e se possibile con drammatica austera serietà, invitarci tutti ad accomodarci altrove,possibilmente fuori da questo territorio, poiché sopraggiunti i ladri che hanno bene imposto, non più la salute e la sanità per tutti, specie per le donne categorie da sempre più esposte a rischio, è stato piuttosto imposto loro il rischio ed il calcolo probabilistico del: "che non accada mai il peggio sin che sarà possibile".
Il primo compito del medico è proprio informare bene, correttamente, ed onestamente, aggiungo. Con chi si affida alla medicina, è bene essere chiari, bisogna dire le cose come stanno ma senza mezze parole o scorciatoie e soprattutto senza pubblicità faziosa e tendenziosa, proprio perché ne va della salute della gente.
Ma solo in pochi conoscono la deontologia delle professioni, ed in una orgia di protagonismi, in barba al caro Ippocrate, in troppi danno il ben servito alla salute della città di Acri. In ostetricia alcune complicanze possono essere prevedibili ed hanno dei fattori di rischio, che aumentano vertiginosamente le probabilità. Penso perciò a tutta quella serie di complicanze, anche molto gravi, che sono caratterizzate da assoluta imprevedibilità - come tante cose in medicina - e queste sono quasi tutte legate allevento naturale proprio del parto, non quindi solo della gravidanza che precede la nascita del bambino. Solo nel passato poteva concepirsi che la gravidanza ed il parto fossero considerati come eventi rischiosi, ricchi di complicazioni e con una mortalità altissima. Oggi NO, pardon mi correggo almeno oggi non più,perlomeno per le donne acresi.
Per noi altre sciagurate, non è più così, la mortalità materna e neonatale, torna a marcare il passo tra centro e periferia, riducendosi per chi può permetterselo, mentre per le altre no, resta sempre drammaticamente molto alta, basti pensare alle infezioni contratte o alle emorragie post partum, che restano eventi improvvisi e drammatici, non sempre prevedibili e sì risolvibili; vi sono poi le complicanze a cui vanno incontro i neonati dopo la nascita, per forza di cose risolvibili solo in un ambienti attrezzati, libere da carenze strutturali e di organico.
Siamo dunque destinate donne Acritane, a dover invocare invano, il sacro diritto ad unostetrica ed un ginecologo al nostro fianco, essenziale per ogni futura mamma, durante il parto come concessione e frontiera delle nostre stesse incerte conquiste. Perché è un diritto ancora fondamentale della donna dei paesi civilizzati, avere al proprio fianco una persona professionalmente capace, sia pure oltre la sola medicalizzazione.
Tutte le giovani donne Acritane incinte, insieme dovrebbero per prime promuovere e chiedere per sé, la loro libertà di scelta e di autodeterminazione anche al momento del parto, come donne e come cittadine, per poter ad esempio scegliere in libertà, un modello specifico di parto vaginale piuttosto che cesareo; naturale piuttosto che con anestesia epidurale e quantaltro; per poter continuare così ad affermare il proprio diritto come donne, di scegliere come e dove partorire.
In altri termini, bisogna riconoscere che la violenza sulle donne può avvenire anche al momento del parto, privandoci di fatto di non poter scegliere, del diritto di ognuna a compiere una scelta consapevole, qualunque essa sia. Ecco perché considero, la negazione del diritto di scelta delle donne acritane al parto, come donna, madre e cittadina, una violenza sulle donne alle donne, che come tale deve essere combattuta in primo luogo soprattutto dalle sanitarie donne, oltre che da ogni cittadino. Così come deve essere perseguita, la pratica degli interventi medici non necessari e non acconsentiti, che costituisce un abuso e unintollerabile negazione dei diritti della persona anche la salvaguardia del diritto al parto ad Acri, dovrebbe essere fatta salva, poiché il diritto di scelta deve essere sempre salvaguardato a prescindere dal contenuto della scelta stessa, che è un valore assoluto in sè.
Le donne sanno rivelarsi coraggiose, specie quando denunciano gli abusi subiti al momento del parto, ecco perché invito tutte le donne di Acri partorienti e non, in quanto donne, a battersi e ribellarsi per il riconoscimento del diritto di scegliere dove e come partorire e segnare un punto di svolta, per le stesse sorti del sistema sanitario locale.
Là dove sono impotenti i politici saranno potenti le acritane unite. Incontrarsi perciò per creare un movimento che sia funzionale alla diffusione della cultura dei diritti umani delle donne al momento parto, ma che sappia diventare funzionale anche alle denunce ed alle azioni concrete verso lintero presidio ospedaliero della città di Acri, sarebbe un bel gesto di civiltà e coraggio, per promuovere la riscoperta, delle capacità di partorire, che se pure innata e preesistente a ogni protocollo, è funzionale come già detto, al diritto di diffondere la cultura della libera scelta e del consenso consapevole ed informato al momento del parto.
Ogni donna consapevole delle proprie risorse, infatti è più capace di interagire finanche con il personale medico e ostetrico, e diventa così in grado di mantenere un ruolo attivo anche durante il parto. Una donna che ritrova fiducia nella propria capacità di partorire può meglio superare la paura del parto, accogliere lintima esperienza del dolore e naturalmente, abbattere limmagine stereotipata del parto come sofferenza fine a sé stessa, che è immagine che ha dato alla cultura della medicalizzazione il terreno fertile sul quale far attecchire e sovente continuare a fare sciacallaggio a buon mercato.
Le donne Tutte devono poter partorire in sicurezza; le donne stesse dovrebbero essere assistite per partorire, da medici e paramedici potendo contare anche su supporti psicologici e di assistenza legale, per rispondere alle esigenze di salvaguardia della donna e del nascituro.
Esigenze reali, dichiarate e documentate, rendono per Acri tutto questo di fatto impossibile, imponendo un esclusivo modello di parto quello cioè in urgenza, come un unico modo di affrontare lesperienza del parto come personale e opinabile, cioè come un più banale modo di viverlo. Solleviamoci dunque da questa ignobile frustrazione offensiva e discriminante contro un tipo di violenza sulle donne, subdola ed incontrovertibile.
Dunque tante madri acritane, per numerosi parti in sicurezza, utili tutti,  per richiamare lattenzione dellintero borgo, sullo stato di diritto e la sicurezza, che si dovrebbe garantire alle partorienti e alle puerpere di questo nostra cittadina. Tante più madri per un personale in servizio nei reparti interessati e per lintero ospedale, più organico e personale in servizio, da prevedere nei singoli reparti per garantire efficienza, la strumentazione dei servizi, degli ambulatori ginecologici e non, dellintero nosocomio e di ogni singolo dettaglio sanitario, sulla necessità di fare un bilancio sullesistente già ridotto al lumicino, ed anche sulla adeguatezza del personale sanitario in forza ed Acri a seguito dei pesanti e considerevoli tagli e spostamenti, che minano e sfidano sistematicamente la sicurezza dei pazienti di Acri.
Maggiore omogeneità nelle politiche sanitarie della locale struttura ospedaliera, per quanto riguarda il percorso nascita, lassistenza al parto e le misure di controllo del dolore durante il travaglio. Ridefinizione del ruolo del locale consultorio e dellattività ospedaliera con dotazione organica, in cui possa essere garantito, il percorso nascite e lassistenza alla gravida durante tutto il periodo della gravidanza fino allespletamento del parto con la disponibilità h24 di personale dedicato, che può anche avvenire certo anche in regime di urgenza, ma contempla sempre e comunque lorganizzazione di mezzi, uomini e ausili, utili allespletamento dellevento parto in sicurezza, con particolare attenzione alla umanizzazione dellintero percorso, per lassistenza in loco.
In definitiva si tratta di recuperare pezzi di efficienza e capacità per dare risposte agli enormi bisogni sanitari del territorio acrese, che ci sono stati impunemente scippati per mettere in sicurezza il percorso nascita e soprattutto per la presa in carico della donna gravida fino al momento della nascita, con se possibile, ulteriori e importanti investimenti così come avviene in altre realtà, per tutto un ospedale che serve ed è presidio per un intero territorio svantaggiato e penalizzato pesantemente.
Acri lo desidera, le donne di Acri lo meritano.
ANGELA MARIA SPINA

2 commenti:

  1. Ho letto molto volentieri l'ottimo articolo di Angela Maria Spina segnalatomi dall'amico Filippo Gallipoli. Sul lieto evento avevo intravisto su Acri in rete una nota giustamente trionfalistica (e di gioia).Non ci si dovrebbe stupire che un acrese nasca ad Acri, ma vista la situazione ci si deve stupire anche di questo. Lo scorso anno avevo segnalato che oramai gli acresi portano sulla loro carta di identità luoghi come Cosenza, Rossano, Castrovillari, ecc., ma non la loro città, perché a partorire le donne di Acri sono costrette ad andare altrove e con le strade che ben conosciamo.
    Molto buono l'articolo soprattutto perché invita le donne ad auto-organizzarsi dal basso e a non delegare a nessuno la propria salute ed il proprio destino. Finché deleghiamo agli altri, finché non ci interessiamo direttamente, nulla si otterrà di buono, ed i vecchi meccanismi di vassallaggio non si interromperanno.
    Tuttavia questo stato di cose non si è creato da sé, ci sono precise responsabilità e precisi responsabili. Gli ospedali sono amministrati da direttori, da sanitari, e da politici. Dentro ci vivono medici, infermieri, inservienti e maestranze fra le più varie. C'è chi è tenuto a vigilare sul buon andamento e sulla pulizia, sull'efficienza e sul decoro, sul bilancio e l'uso del denaro necessario al suo rigoroso funzionamento, sulla qualità del servizio e le capacità del personale. Ecco, mi piacerebbe che i nomi di tutti questi responsabili comparissero in un prossimo scritto di Angela Maria Spina, magari con una serie di servizi da vera e propria inchiesta, così la pubblica opinione saprà da chi il Paese è stato portato all'attuale stato di cose. Quando ci provai io, un secolo fa, su un giornalino del luogo chiamato "Confronto", realizzando una corposa intervista con l'allora direttore sanitario: si chiamava Longo, il direttore e proprietario di quel giornale si affrettò a scrivere su quella stessa pagina che quanto riportato non impegnava la direzione del giornale, ma solo Angelo Gaccione. Era evidente che non avrei potuto continuare quella collaborazione. I tempi sono mutati (in peggio), ma per fortuna abbiamo più mezzi per esprimerci e persone che sanno scrivere molto bene: bisogna mettere a frutto queste due qualità, e su temi così capitali.
    Angelo Gaccione
    latoestremo@gmail.com

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Applausi a volontà Angelo! Se la Prof.ssa Spina coglierà il Tuo invito, altri dovrebbero preoccuparsi di fare una massiccia campagna di sensibilizzazione affinché i cittadini traducano il loro abitare il territorio in qualcosa di più... E cioè Viverlo. Saluti, giacinto le pera PS: la pubblica opinione sa benissimo chi ha portato il Paese all'attuale stato.

      Elimina