domenica 29 dicembre 2013

TRISTE FINE DEL TIRANNO DI SIRACUSA ... PARDON, DI AKERUNZIA.





Quando si è diffusa la notizia che quelli dell’UDC erano andati ad autodenunciarsi, ho pensato che, sopraffatti finalmente dai morsi della coscienza, fossero andati a costituirsi.
Invece no. Si tratta di una nuova brillante trovata tecnico-giuridica per costringere l’attuale Amministrazione a “chiedere scusa per aver offeso i vertici UDC”. Se non dovessero risultare vere le fatture del magna-magna (è proprio il caso di dirlo), il magistrato darà una tirata di orecchi a quel discolo di Nicola.
Ma, visto che c’erano, hanno querelato chi ha denigrato l'Intoccabile “attraverso comunicati pubblicati su un blog personale di un assessore di maggioranza” (quanto fair play nelle modulazioni del solerte portavoce!).
L’ho detto altre volte, spero si tratti di me, e se così non fosse continuerò a “denigrare” il tirannello di Acherunzia, per assicurarmi quello che per me rappresenta un riconoscimento.
Ma, a pensarci bene, non può che trattarsi di me, visto che il signor ex vicesindaco nell’ultimo consiglio comunale, durante la sua arringa, sventolava un mio articolo del 30 settembre, http://www.ferrarosalvatore54.com/2013/09/hanno-perso-le-pecore-ma-vendono-lana.html, quale prova di odio e di rifiuto di collaborazione.
Si trattava in realtà di una risposta a due loro precedenti volantini, che contenevano accuse fantasiose e velenose  nei confronti di Tenuta. E che concludeva: “Se questo è il livello sotto il quale l’Udc ritiene che ci si debba misurare in politica, eccoli accontentati. Ma, in ogni caso, loro con le chiacchiere e le calunnie, noi con gli atti e i fatti.”
Mi ritrovo, mio malgrado perché sottraggo tempo ad impegni più seri, a ritornare ad affrontare l’Innominato che, con contorti sillogismi, dà disposizioni ai suoi sottoposti - che, fra l’altro, da soli saprebbero fare molto meglio - su come trattare gli avversari.
La spocchia e la prepotenza, le clave che costituiscono il suo raffinato armamentario dialettico gli fanno dire, per esempio: “errare è umano, perseverare è diabolico”. Capito? Lui a noi!?! E ancora: “Fate autocritica. L’ostinazione è una brutta bestia”. Sempre lui a noi, con la sicumera paternalistica di un mammasantissima. “La città si salva solo con la collaborazione di un partito che al momento può contare su un eurodeputato ed un assessore regionale, ovvero Gino & Michele”. Un capolavoro quel lapsus freudiano ammissivo: al momento. Fino ad oggi sono stati troppo affaccendati altrove…
Come si salva la città lo sanno bene i cittadini di Acri, che hanno votato a maggio, quando ancora non erano informati del disastro.
L’UDC, il partitino che dall’1,7% delle ultime elezioni politiche in Calabria (onore al suo plenipotenziario), che procede trionfalmente verso lo zero assoluto, anziché chiedere scusa ai cittadini di Acri per il disastro immane causato dalla loro devastante amministrazione, cerca incredibilmente di addossare ad altri responsabilità che sono ormai inappellabilmente certificate dalla Corte dei Conti. 
Quando arriverà il Commissario ad acta, che entrerà nel merito specifico delle malversazioni, queste responsabilità saranno illuminate a giorno e i cittadini finalmente sapranno con certezza.
Scrive la Corte nel suo ultimo atto: “Risulta evidente che l’adozione delle misure correttive richieste da questa sezione negli ultimi anni - 2010, 2011 e 2012 – avrebbe consentito all’ente di evitare di precipitare nell’attuale disastrosa situazione finanziaria”.
Li accusa la Corte di ogni possibile e grave irregolarità prevista dai codici della magistratura contabile: “Debiti fuori bilancio non riconosciuti. Distrazione di fondi a destinazione vincolata. Mancata acquisizione di entrate. Mancato esercizio della procedura di riscossione coattiva. Prescrizione del credito. Mancata adozione del provvedimento di riequilibrio (nonostante i continui richiami). Pareggio fittizio del bilancio. Ecc. ecc.”. Io potrei aggiungere: pagamento di parcelle professionali per progetti di opere pubbliche ancora non realizzate (leggi Palazzetto dello Sport).
E loro che potevano far ottenere ad Acri 6 milioni di € per ripianare i debiti fuori bilancio, se avessero pensato al pre-dissesto, come consigliato dalla stessa Corte, loro dicono: è colpa vostra che avete perso sette mesi per le incompatibilità in Consiglio. Se andiamo a verificare il calendario delle sedute, l’Amministrazione si è insediata nel mese di luglio, l’ultimo Consiglio  Comunale che ha ristabilito la legalità nei confronti degli ineleggibili, si è tenuto il 19 agosto.
Insomma  avete capito? Loro hanno fatto finire la macchina comunale in una scarpata - perché all’autista non si sapeva chi gli avesse dato la patente, i meccanici avevano ingrippato il motore, manomesso i freni, svuotato il serbatoio - e adesso lo stesso autista, gli stessi tecnici pretendono di darci lezioni su come rimettere in carreggiata e avviare la stessa macchina.
Ma fateci un piacere!!! Restate ai margini della vostra meritatissima e ottusa  “marginalità istituzionale” ‘che avete fatto già troppi danni.
Certo il vostro capo abituato a viaggiare in Maserati, non può capire le utilitarie destinate al popolo.
Il vostro capo supremo, aduso a trattare i sottoposti – e  sottoposto è per lui  anche il popolo di Acri - secondo un costume clientelare feudale, ci ha provato e continua a provarci in tutti i modi a boicottare la nostra Amministrazione, tanto è grande “il suo desiderio di aiutare la Città”
Ha fatto chiudere ad orologeria la discarica. Ha spedito in Sila gli operai Afor a pulire i sentieri per i porcospini. Continua ad intervenire a livello regionale per frenare ogni nostra iniziativa. Non ha capito che il danno non lo sta facendo a Nicola Tenuta, ma ai cittadini di Acri che gli stanno tanto a cuore.
Ma non ha capito soprattutto che con chi ama la libertà, i ricatti e le minacce non sortiscono alcun risultato.
E allora, gentili e offesi avversari, noi non diciamo che dovete “venire a chiedere scusa in ginocchio”, come Papà ha mandato a dire al nostro sindaco, vi diciamo solo: chiedete scusa pubblicamente a tutti i cittadini di Acri perché con una pessima amministrazione avete, voi e solo voi, causato il dissesto, e adesso noi cittadini di Acri dobbiamo pagare.
Chi ha sbagliato dovrebbe pagare e non i cittadini incolpevoli, che stanno mostrando già troppo senso della misura e della tolleranza,  perché se fossimo nel luogo del vostro medioevo mentale e culturale, verrebbero all’assalto delle vostre sontuose  ville con i forconi.
E allora forse vi conviene restare buoni buoni ai margini – ammesso che il popolo non vi faccia sparire anche da lì alle prossime elezioni – e, fate il favore, non rompete le scatole a chi lavora seriamente e coscienziosamente per far rinascere Acri.
Vostro “denigratore” con l’esimente della provocazione,
Salvatore Ferraro



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